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L'ITALIA: UN PAESE CHE CADE A PEZZI. PONTI E VIADOTTI

Pubblicato da ING. Angelo PISTONE in MANUTENZIONE E SICUREZZA · 9/4/2020 10:39:00
Era il lontano 19 maggio del 1956 quando vi fu la posa della prima pietra dell'opera che avrebbe caratterizzato tutta l'economia di una nazione ridotta in macerie, a causa della seconda guerra mondiale. Ovviamente é dell'Autostrada del Sole la A1 di cui si sta parlando. Un'opera fortemente voluta dall'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) che coinvolse, tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '50, le decisioni coraggiose di un governo pronto a scommettere sul proprio Paese e sul proprio Popolo. 300 miliardi di vecchie lire fu la somma stanziata che consentí in soli otto anni la realizzazione della rete autostradale piú famosa e complessa al mondo, sia per il grande rilancio economico che determinó subito dopo, divenendo simbolo stesso del boom economico italiano, che per la difficoltá ingegneristica nella sua progettazione e realizzazione! Fu consegnata con tre mesi di anticipo rispetto la data di ultimazione, e non richiese risorse aggiuntive. Il 4 ottobre del 1964, nella diretta televisiva per l'inaugurazione dei 759,40 km dell'A1, vi era il Presidente del Consiglio Aldo Moro, il Ministro ai lavori Pubblici Giacomo Mancini e alcuni esponenti dell'ANAS. Grande orgoglio dell'Ingegneria Italiana che consentí il collegamento diretto e rapido tra le cittá di Napoli e Milano, abbattendo i tempi e i costi di percorrenza dei mezzi commerciali, portando da due giorni di percorrenza a sole sette/otto ore!
Questa é la premessa della grande storia del rilancio economico dell'Italia, basandosi sul concetto fondamentale che non esiste sviluppo senza infrasrutture.
Tuttavia se queste infrastrutture non vengono curate nel tempo, rischiano di deteriorarsi perdendo la loro funzione statica, fino al collasso. Questo é ció che sta accadendo nel nostro paese da qualche anno a questa parte.
Il nostro tessuto infrastrutturale nazionale é datato. Gran parte dei nostri ponti, dei nostri viadotti, delle nostre gallerie hanno piú di cinquanta anni, e quasi sicuramente non hanno mai avuto una adeguata manutenzione nel tempo.
Oltretutto negli anni '50 le infrastrutture sono state progettate sulla base di normative che oggi sono totalmente inadeguate, per i carichi, per i volumi di traffico, per i dettagli strutturali, per le percentuali di armatura, per la tipologia degli appoggi, per l'entitá dei carichi sismici.
Lo scenario dunque é quello di un numero non trascurabile di infrastrutture che possono considerarsi inadeguate, ed altre che presto potranno considerarsi come tali.
I mass-media ci hanno abituato a scenari apocalittici di ponti che all'improvviso crollano causando la perdita di diverse vite umane; povere persone che semplicemente, nel loro quotidiano, stavano attraversando un tratto stradale, incapaci di pensare che all'improvviso tutto potesse cedere.
Negli ultimi cinque anni abbiamo visto diverse categorie di ponti collassare per la scarsa manutenzione. Questo lo abbiamo visto in tratti delle nostre autostrade, o in tratti extraurbani, o addirittura in ambito urbano. 
Quello che ha segnato piú di tutti la nostra sensibilitá a questo tipo di tragedia é senza ombra di dubbio il Ponte sul Polcevera a Genova, progettato dal grande Ingegnere Strutturista Riccardo Morandi. Il 14 agosto del 2018, un cedimento degli stralli ha causato ben 43 vittime che in quell'istante transitavano lungo il viadotto. Per la popolazione locale, ma non meno quella nazionale, é stato un duro shock assistere a scenari simili, e vedere un simbolo della loro storia crollare portandosi con sé povere vite umane. Questo é avvenuto, ed é stato accertato dai tecnici incaricati, per il cedimento improvviso degli stralli che sorreggevano l'impalcato del viadotto. Una cattiva protezione e manutenzione ha causato una corrosione delle parti metalliche che, venendo meno, hanno portato al collasso delle parti che sorreggevano.
Ma vediamo di fare un quadro riassuntivo di tutte le cause che porterebbero all'instabilitá di un viadotto:
  • uno spostamento delle selle di appoggio;
  • una perdita d'appoggio;
  • un martellamento;
  • una crisi delle pile;
  • una rottura nelle fondazioni;
  • una rottura delle spalle;
  • liquefazione del terreno;
  • urti contro il manufatto;
  • un degrado per effetti atmosferici.
Queste sono le piú note cause, e ognuna delle quali ha la sua aliquota di colpa, nello scenario finale del degrado del manufatto.
Dunque da questo riepilogo le vie che si prospettano ai fini della sicurezza dell'opera e quindi della sua percorribilitá sono due: intervenire con dei rinforzi per rinvigorire la resistenza perduta nel tempo delle opere in c.a. (cemento armato) e c.a.p. (cemento armato precompresso), o pensare di abbattere e ricostruire prospettando una nuova opera pronta a sostituire quella piú datata. Ovvimente questo bivio introduce con forza una materia con la quale si devono fare i conti: l'economia. Difatti un altro problema che ha il nostro paese in questo preciso momento é il suo enorme debito pubblico che non gli consente di avere risorse per poter affrontare un simile piano di ristrutturazione o abbattimento e ricostruzione di tutti i manufatti presenti sul territorio nazionale.
Da qui spiegato il motivo principale per il quale stiamo assistendo a scene penose di ponti che crollano, di cittá che perdono un simbolo della loro storia, di una economia locale e nazionale che potrebbe entrare in crisi semplicemente per il crollo di un ponte (come Genova ci sta mostrando in questo momento).
L'attraversamento stabile di un ponte che conduce da un capo all'altro nel suo percorso, determina l'aspetto fondamentale che esso stesso rappresenta, come nel caso specifico di Genova che ha visto il suo sviluppo commerciale grazie al Ponte Morandi. 
Dunque i meriti riconosciuti in tutto il mondo al nostro paese per la realizzazione dell'Autostrada del Sole che ha condotto al grande boom economico dell'Italia, la stessa tratta sta mettendo oggi in grande crisi l'economia nazionale nel valutare come poter affrontare un simile problema, non avendo mai intrapreso una politica seria di  manutenzioni sul nostro territorio.
Un progetto cosí ambizioso che, dall'alto del suo successo economico, ci conduce oggi al punto di partenza di oltre cinquanta anni fa. Dalle Stelle alle Stalle!
Avremo altri ponti che crolleranno? Non ci vuole di certo un indovino per rispondere a questa domanda.
Ad oggi sono diversi i viadotti sequestrati per rischio crollo, e tanti altri che dovrebbero esserlo ma non lo sono!
Una cosa é certa: se si affrontasse un serio piano di manutenzione e ricostruzione di tutte queste opere che ormai hanno vissuto la loro vita, avremmo di certo un altro boom economico che ci permetterebbe di rilanciare tutta la nostra economia nazionale per i prossimi 40 anni! L'economia ha sempre ribadito che il motore pulsante di un paese é rappresentato dagli investimenti pubblici nel mondo dell'edilizia. 
Nel frattempo non dimentichiamo che il nostro territorio é altamente sismico, e che circa il 70% degli edifici italiani (pubblici e privati) non sono adeguati sismicamente. Due grandi problemi da affrontare e risolvere, pochissimo tempo a disposizione per evitare altre tragedie.








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